Gioacchino (1893-1962).
Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale rallenta tutto, anche Gioacchino come tanti giovani del tempo raggiunge il fronte (viene inquadrato nel 2° Rgt Bersaglieri). Nel periodo bellico Maria dirige il nuovo piccolo laboratorio ed il negozio, con pugno di ferro fino al 1919, quando riconsegna le chiavi dell’attività al figlio e si dedica a quello che sarà poi lo scopo della sua vita: fonda e dirige, sempre con il consueto piglio, un istituto a Trastevere per il sostentamento delle ragazze madri e delle famiglie bisognose profondendo nell’opera notevoli mezzi familiari. Alla fine della guerra, tornato a Roma, il giovane Gioacchino, vive intensamente il periodo di fermento tra le due guerre frequentando l’alta società Italiana ed Europea, – campione di scherma e di canottaggio, di animo artistico, e passionale (nei primi anni venti affronta ben due duelli per motivi di onore) – e riprendendo l’attività di creazione, ne nasceranno magnifici gioielli (anche per la Casa Reale Italiana), dopo un viaggio ad Amsterdam per l’acquisto di diamanti, trova comunque il modo di fare tappa a Parigi per far visita grande attrice e scrittrice Colette; in quegli anni il negozio diviene punto di riferimento per la città, questo successo si basa su una capacità creativa al passo con le esigenze dei tempi e su una grande perizia tecnica, per questo nel 1921 la Santa Sede si rivolge ad ANSVINI per il totale rifacimento del “tesoro” della Madonna di Loreto fortemente danneggiato in un incendio
Nel 1936 Gioacchino partecipa ad Amsterdam alla prima esposizione di diamanti.
Gli anni della Seconda Guerra Mondiale sono difficili, in questo periodo gli orafi di ANSVINI nonostante il rallentamento della produzione, non sono allontanati dai banchetti e la famiglia li sostiene finanziariamente. La fine della guerra (ed il miliardo e cinquecento milioni di dollari del piano Marshall) danno all’Italia la forza di risollevarsi, l’economia ricomincia a girare e con essa la richiesta di gioielli.